Sicurezza e Consenso nello Shibari – Come Lavoro a Torino
Questa pagina descrive i principi e le pratiche concrete con cui gestisco ogni corso, sessione e evento. Leggila prima di contattarmi: troverai risposta a molte domande.
La sicurezza non è un optional. È la pratica.
C’è un equivoco comune su chi si avvicina allo shibari per la prima volta: pensare che sicurezza e consenso siano regole imposte dall’esterno, una sorta di protocollo burocratico da rispettare prima di arrivare alla parte interessante.
Non funziona così.
La sicurezza e il consenso non precedono la pratica dello shibari: sono la pratica. Senza di loro, quello che rimane è solo tecnica — nodi senza significato, corde senza relazione. È proprio la struttura del consenso esplicito, del pre-talk, della safe word e dell’aftercare a creare lo spazio in cui qualcosa di autentico può accadere. La fiducia non si presuppone: si costruisce, passo dopo passo, ogni volta.
Questo vale per i principianti assoluti. Vale per i praticanti esperti. Vale per me, ogni volta che prendo una corda in mano.
Il Pre-Talk: prima di qualsiasi corda
Ogni sessione, ogni corso, ogni workshop inizia con una conversazione. Non è una formalità: è il momento più importante di tutta la pratica.
Nel pre-talk parliamo di:
Limiti fisici. Hai problemi alle spalle, alla circolazione, alle articolazioni? Hai subito interventi chirurgici recenti? Hai condizioni neurologiche o cardiovascolari? Ogni informazione è utile per adattare la sessione al tuo corpo reale, non a un corpo generico.
Limiti emotivi. Ci sono zone del corpo che preferisci non vengano toccate o legate? Ci sono esperienze passate che potrebbero essere riattivate da certe sensazioni? Non è necessario spiegare perché: è sufficiente dirlo.
Aspettative. Cosa stai cercando? Un’esperienza estetica, una pratica meditativa, un percorso di apprendimento tecnico, un momento di connessione con il partner? Non esistono risposte giuste o sbagliate. Esistono risposte oneste, che permettono di costruire insieme qualcosa di significativo.
Safe word e segnali di stop. Prima di iniziare stabiliamo sempre un sistema chiaro per fermarsi. Ne parlo in dettaglio nella sezione dedicata qui sotto.
Il pre-talk avviene in uno spazio tranquillo, senza fretta, prima che qualsiasi corda venga toccata. Se durante la conversazione emergono dubbi o incompatibilità, la sessione non inizia — e va bene così.

Il Sistema delle Safe Word
La safe word è la pietra angolare del consenso nello shibari. È una parola — o un segnale — concordata prima della sessione che, se pronunciata, indica la necessità di fermarsi immediatamente e senza discussioni.
Utilizzo il sistema a tre livelli, derivato dalla tradizione BDSM internazionale:
VERDE — Tutto bene, continua. Può essere usata per rassicurare il rigger durante la sessione, o in risposta a una domanda sul proprio stato.
GIALLO — Rallenta, qualcosa non va. Non è uno stop definitivo, ma un segnale che qualcosa richiede attenzione: una corda che stringe troppo, una posizione che diventa scomoda, un’emozione che emerge in modo inaspettato. Il rigger si ferma, valuta, adatta.
ROSSO — Stop immediato. La sessione si interrompe senza eccezioni, senza domande, senza negoziazione. Le corde vengono rimosse nel modo più rapido e sicuro possibile.
Per i contesti in cui la voce non è disponibile — per ragioni fisiche o per scelta — utilizziamo segnali manuali concordati in anticipo: tipicamente il rilascio di un oggetto tenuto in mano, o un numero concordato di tocchi.
Una precisazione importante: la safe word non è un fallimento. Usarla è un atto di cura verso se stessi e verso chi sta legando. In oltre dieci anni di pratica, ho imparato a considerare il momento in cui qualcuno dice “giallo” o “rosso” come un atto di fiducia, non di interruzione.
Durante la Sessione: cosa monitoro
Mentre lego, la mia attenzione non è mai solo sulla corda. È sempre anche sulla persona che ho di fronte.
Monitoro costantemente:
Il colore delle mani e delle dita. Un cambio di colorazione — verso il bianco o verso il blu — indica una compressione vascolare che richiede di allentare immediatamente.
La sensibilità. Chiedo periodicamente check sulla sensazione nelle zone legate. Formicolio o intorpidimento sono segnali da non ignorare mai.
Il respiro. Il respiro è la cartina tornasole dello stato emotivo e fisico. Un respiro che si fa superficiale, bloccato o accelerato dice molto più di mille parole.
Lo stato emotivo. Lo shibari può far emergere emozioni inaspettate — lacrime, risate, stati di profondo rilassamento o, più raramente, stati di ansia. Nessuna di queste risposte è sbagliata. Tutte richiedono attenzione e, se necessario, adattamento.
Le posizioni nel tempo. Alcune posture possono essere mantenute a lungo senza problemi; altre richiedono di essere risolte in pochi minuti. Conosco i tempi di sicurezza delle principali legature e li rispetto sempre, indipendentemente dall’estetica del risultato.

Le Sospensioni: un livello di attenzione superiore
Le sospensioni — le legature in cui il corpo viene sollevato da terra, parzialmente o completamente — richiedono un livello di preparazione, attenzione e competenza significativamente superiore rispetto alle legature a terra.
Non insegno le sospensioni ai principianti. Non eseguo sospensioni con persone che non conosco o con cui non ho costruito una relazione di pratica nel tempo.
Gli spazi in cui lavoro dispongono di punti di ancoraggio certificati, verificati regolarmente. Prima di qualsiasi sospensione verifico sempre la struttura, i moschettoni e il carico massimo sopportabile.
Le sospensioni sono tra le esperienze più intense e significative che lo shibari possa offrire. Sono anche quelle in cui un errore ha conseguenze più serie. Per questo le affronto con il massimo rispetto — mio, dello spazio e della persona che si affida a me.
L’Aftercare: la cura che viene dopo
La sessione non finisce quando la corda viene tolta. Finisce quando entrambe le persone sono tornate, gradualmente, a uno stato di equilibrio ordinario.
Dopo una legatura — soprattutto se intensa o lunga — il corpo attraversa una transizione ormonale reale: i livelli di endorfine e adrenalina calano, la temperatura corporea può abbassarsi, lo stato emotivo può oscillare. Questo momento — chiamato nella comunità rope drop — può manifestarsi come stanchezza, malinconia, vuoto o vulnerabilità emotiva inaspettata.
L’aftercare è la risposta a questo momento. Può prendere forme molto diverse a seconda delle persone e delle sessioni:
- una coperta e del calore fisico
- una bevanda calda
- silenzio e presenza
- conversazione leggera
- qualche minuto di riposo prima di rimettersi in movimento
Non esiste un aftercare standard. Esiste quello giusto per quella persona, in quel momento. Per questo ne parliamo sempre durante il pre-talk: sapere in anticipo di cosa ha bisogno il bunny dopo una sessione è parte integrante della cura.
L’aftercare vale anche per il rigger. Chi lega investe attenzione, energia e responsabilità emotiva in ogni sessione. Prendersi cura di entrambi, dopo, non è una debolezza: è igiene relazionale.

Il Consenso è Continuo
Una precisazione che considero fondamentale, e che ripeto sempre nei corsi:
Il consenso dato prima di una sessione non è un consenso eterno. Non è un contratto che autorizza tutto ciò che viene dopo. Il consenso è un processo continuo, che può essere ridefinito, ridotto o revocato in qualsiasi momento — anche a sessione iniziata, anche da parte di chi ha detto sì entusiasticamente cinque minuti prima.
Questo non è un problema. È il modo in cui funziona il rispetto tra esseri umani.
Chiedere come sta una persona durante la pratica non è un’interruzione della magia: è la magia. La connessione autentica non ha bisogno di fingere che tutto vada sempre bene. Ha bisogno di uno spazio in cui sia possibile dire la verità.
Sicurezza per i Professionisti
Se sei uno psicologo, un sessuologo o un operatore della salute mentale che orienta pazienti verso la pratica dello shibari, le informazioni in questa pagina possono aiutarti a valutare la qualità e la serietà di uno spazio di pratica.
I criteri a cui prestare attenzione: presenza strutturata del pre-talk, uso esplicito di safe word, competenza nelle sospensioni, cultura dell’aftercare, ambiente fisico adeguato. Questi non sono dettagli tecnici: sono indicatori della maturità relazionale ed etica di chi conduce la pratica.
Sono disponibile a incontri informativi con professionisti che vogliano conoscere il contesto in cui operano i loro pazienti.
Una nota finale
Ho scritto questa pagina perché credo che la trasparenza sia la prima forma di sicurezza. Chi arriva qui sapendo come lavoro, cosa mi aspetto e cosa può aspettarsi, arriva già con una parte del lavoro fatto: si è già preso il tempo di chiedersi se questo spazio fa per lui o per lei.
E quella domanda — fa per me? — è già l’inizio del consenso.
Hai domande su sicurezza, consenso o su come gestisco una situazione specifica? Scrivimi liberamente: non ci sono domande banali su questi temi.
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